Phalaenopsis how-to

Phalaenopsis1

Mi è stato chiesto di scrivere una semplice guida per questa famosissima orchidea, che è oramai un classico nelle case di molte persone e in molti centri commerciali. Quella che io chiamo “la phal da garden center”. Eppure, nonostante la larga diffusione, molte non sopravvivono a lungo nelle nostre abitazioni. A cosa è dovuto questo? Molte volte tendiamo a trattare le piante tutte in modo analogo, ma leggendo questo sito avrete ormai imparato che ognuna ha delle sue esigenze e se quelle che vi sembrano le esigenze di questa pianta vi sembrano complesse, non avete mai provato a coltivare l’orchidea dracula o piante carnivore come le nepenthes! Ora, in modo molto schematico, andrò a schematizzare il da farsi con questa meravigliosa pianta.

Dove: dovete posizionare questa pianta in una posizione luminosa, ma dove la luce del sole possa essere filtrata. E’ altamente sconsigliato porla vicino a fonti di calore come termosifoni, se non dotate di un umidificatore: l’aria secca è nociva a questo genere di piante. So di persone che in estate le tengono all’esterno, ma lo sconsiglio fortemente, la luce potrebbe bruciare le foglie..

Substrato: probabilmente vi avranno venduto questa pianta in vasetti trasparenti colmi di radici affossate in quello che può sembrare “legno sbriciolato”. Quello che vedete è detto bark (corteccia in inglese) e deve essere di pino e deresinato. Ad ogni modo, se le radici non escono eccessivamente dal vaso, lasciate l’orchidea dov’è per qualche tempo. Mettetela in un nuovo vaso trasparente (vedremo perchè) dopo circa un anno dall’acquisto o se vi sembra che stia crescendo troppo. Acquistate terriccio per orchidee solamente se si tratta di pura corteccia, diffidate del resto. Non rinvasate mai sotto fioritura o mentre l’orchidea sta facendo una nuova foglia (o meglio, stressereste la pianta ). Prima di rinvasare bagnate le radici e fate attenzione a non romperle, tagliate con un coltellino sterilizzato le radici marce. Si può utilizzare anche un substrato costituito da torba e bark, che ovviamente andrà bagnato molto più di rado, ma lo sconsiglio in quanto non ci consente di tenere sott’occhio le radici (inoltre quest’ultimo metodo non favorisce lo scolo dell’acqua con conseguente rischio di marciume radicale).

Acqua: è sconsigliato dare da bere a queste creature con acqua calcarea, perciò sarebbe meglio utilizzare acqua ad osmosi inversa o, alternativamente, depurata. Per brevi periodi di tempo è comunque possibile utilizzare l’acqua che più si preferisce, non dovrebbe nuocere alla pianta. Prima abbiamo parlato di bark, ma perchè? Ebbene queste sono piante epifite, ovvero che normalmente crescono sui tronchi degli alberi e le radici (che come vedete sono diverse da quelle delle altre piante) ricevono l’acqua dalle frequenti piogge. Per innaffiare queste piante potete seguire due metodi: il primo è quello di versare l’acqua sul terreno e farla scolare tutta dai buchi sotto il vaso, ripetendo l’operazione 2-3 volte, finchè quasi tutte le radici non risulteranno di colore verde; il secondo immergerla in una bacinella piena di acqua e magari fertilizzante (specifico per orchidee, nella misura giusta, e nessun altro!) per 1-2 minuti, facendo sempre scolare l’acqua successivamente. Un terzo metodo che io utilizzo è quello di nebulizzare dall’alto ogni tanto ed effettuare meno di frequente l’operazione della totale annacquatura. Inoltre, essendo piante amanti dell’umidità, si possono porre delle palline di argilla espansa nel sottovaso e bagnarle ogni giorno, così che queste possano rilasciare umidità, me non è realmente necessario. QUANDO ANNAFFIARE? E’ importante tenere d’occhio le radici per una semplice ragione: quando sono verdi, non dobbiamo bagnare la pianta, quando diventano più chiare o bianche è il momento di farlo.

I fiori: certo, i fiori sono meravigliosi, ma non durano in eterno. Quando la pianta sfiorisce ci metterà del tempo a rifiorire, e molti suggeriscono di accelerare questo processo tagliando lo stelo a un certo punto (sopra il primo internodo), ma io sono contrario, preferisco lasciare che la pianta faccia il suo corso. E’ possibile impollinare un’orchidea prendendo con uno stuzzicante quelli che sembrano “pallini arancioni” nel fiore e ponendoli nello stesso punto ma all’interno di una sacca che si trova subito sotto di un altro fiore, dopodiché questo sembrerà seccarsi, ma noterete un rigonfiamento e dopo diverso tempo darà 200-300 semi, tuttavia il successo non è garantito.

Radici vicino al fiore? Se noterete questo fenomeno, avrete ottenuto un keiki: un “bambino” di orchidea, che potrete poi porre in un altro vaso.

Se avete domande, chiedete pure ^^

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